Seminario Maggiore di Bressanone seminarium insula sanctae crucis syn pietas et scientia
 
 
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Seminario maggiore di Bressanone
Piazza Seminario 4
I-39042 Bressanone
Tel.: (+39) 0472 271011
Fax: (+39) 0472 271141
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Ordinamento per la vita nel Seminario Maggiore di Bressanone

I. Introduzione

1. Le finalità del Seminario Maggiore

Il Seminario Maggiore di Bressanone si pone come compito la formazione dei sacerdoti della diocesi di Bolzano-Bressanone sulla base degli enunciati ai punti II e III riguardanti i principi fondamentale del ministero sacerdotale e la situazione particolare della nostra diocesi. Il Seminario è aperto anche a seminaristi provenienti da altre diocesi e da istituti religiosi. Rientrano nel significato e nelle finalità del Seminario il discernimento della vocazione al sacerdozio ministeriale e la formazione scientifica, spirituale e pratica a questo fine.

2. Il presente ordinamento

Questo ordinamento prende orientamento dal decreto conciliare sulla formazione sacerdotale "Optatam totius", dalla "Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis", dal rispettivo documento della CEI La formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana", dai piani di formazione delle conferenze episcopali germanica, austriaca e svizzera degli "Orientamenti pastorale della diocesi di Bolzano-Bressanone", e dagli interventi al riguardo del Vescovo, mons. Wilhelm Egger. All'interno di questo quadro generale l'ordinamento si intende come progetto vincolante per la vita in Seminario. Di tanto in tanto andrà rivisto e, se necessario, migliorato.

II. Principi fondamentali: Il sacerdote - Buon pastore per la Chiesa

1. Il modello del ministero sacerdotale: il buon Pastore

Dio stesso è il pastore del suo popolo (cfr. Sal 23 e Ez 34,11-22) e gli uomini che su suo incarico servono il suo popolo sono chiamati ad essere pastori secondo il suo cuore (Ger 3,15). Il compito principale del pastore è la preoccupazione per il bene del gregge. Nella concezione della Chiesa primitiva Dio stesso esercita il suo compito di pastore in Gesù Cristo: egli è il Buon Pastore per eccellenza (Gv 10,1-21), il Pastore supremo delle pecore (Ebr 13,20) e dunque origine e modello per ogni autorità nella Chiesa.

2. A servizio della Chiesa per la salvezza del mondo

Il sacerdote è chiamato al servizio alla vita della Chiesa. Tale vita trova espressione, secondo le indicazioni degli Orientamenti pastorali della diocesi, in concreti ambiti.

2.1 Suscitare e guidare la comunità
Il sacerdote che presiede una comunità ha il compito di raccogliere la comunità attorno al suo centro, Cristo (LG 28). Fa parte di questo compito promuovere le molte vocazioni nella Chiesa e abilitare i fedeli al servizio nella Chiesa, nella famiglia, nella professione e nella società. Il sacerdote è a servizio dell'edificazione della Chiesa poiché, guidato dallo Spirito, mette i suoi carismi a servizio dell'unità e partecipa al mandato missionario della Chiesa.

2.2 Annunciare la Buona Notizia
Dio stesso parla agli uomini e li invita alla comunione con sé (DV 2). Il sacerdote deve essere una persona che mediante la predicazione della Buona Notizia e l'esempio di vita dà una risposta credibile alle domande esistenziali dell'uomo. Deve anche abilitare i fedeli a dare una risposta a tutti coloro che chiedono loro ragione della speranza che è in loro (cfr. 1 Pt 3,15). Mediante l'annuncio della Buona Notizia i fedeli vengono abilitati a espletare la loro missione nel mondo.

2.3 Celebrare l'Eucarestia
La Chiesa viene rappresentata ed edificata nella celebrazione dell'Eucarestia. A ragione quindi il servizio che il sacerdote svolge nella celebrazione eucaristica viene considerato come il suo incarico più santo. In questa celebrazione egli agisce "in persona Christi". Egli raccoglie i fedeli nel Corpo mistico, il cui capo è Cristo. Mediante il legame con Cristo la comunità dei fedeli acquista così un fondamento soprannaturale. Con questo ministero il sacerdote esercita nella maniera più preziosa la sua missione di edificare la comunità dei fedeli.

2.4 DFavorire la comunione
La comunione è parte essenziale di una comunità viva. Da essa dipende la credibilità della Chiesa, secondo le parole di Gesù all'Ultima Cena: "Vi ho dato un esempio… Da questo conosceranno che siete miei discepoli…" Seguendo l'esempio di Gesù, i suoi consacrati devono essere servi di tutti. Devono prendersi cura soprattutto dei sofferenti, dei deboli e dei bisognosi.

2.5 Usare dei beni terreni nello spirito del Vangelo
La comunità della Chiesa per venire incontro alla sua missione di fede ha bisogno anche di beni terreni, la cui amministrazione in una certa misura rientra tra i compiti del sacerdote. Il Vangelo dà alcuni criteri per l'uso dei beni terreni, riassumibili con la frase: essi devono essere a servizio del Regno di Dio. I beni terreni servono a sostenere la comunità, l'annuncio, la liturgia, la carità. Dal retto uso dei beni di questo mondo da parte del sacerdote dipende quindi anche in certa parte la credibilità del Vangelo.

III. La situazione particolare della diocesi di Bolzano-Bressanone

L'attività pastorale si svolge sempre all'interno di un certo ambiente. Essa si sforza di testimoniare l'avvento del Regno di Dio in concrete situazioni storiche.

1. DLa situazione sociale

La vita sociale negli ultimi decenni si è profondamente mutata e pone alla Chiesa nuove istanze. A mo' di esempio citiamo: il benessere economico e contemporaneamente nuove forme di povertà, l'aumento e lo sviluppo dell'attività turistica, la trasformazione industriale, l'introduzione di nuove tecnologie, l'ampliamento della rete viaria e l'apertura delle zone montane, la maggiore mobilità della popolazione, il pendolarismo, l'aumento di immigrati dal Terzo Mondo, i mutamenti nella struttura familiare e professionale, lo sviluppo della scuola, la rafforzata attività culturale, la maggiore influenza dei mass-media, il pluralismo sociale, culturale e religioso, il consumismo, la tossico- e alcooldipendenza, l'assunzione, da parte del potere pubblico, di servizi finora prestati da privati, il nuovo regolamento dei rapporti tra Stato e Chiesa mediante il Concordato del 18.02.1984. La situazione sociale nella nostra provincia è caratterizzata da strutture economiche e sociali differenziate tra città e campagna, dalle diversità culturale dei tre gruppi etnici e da un crescente senso di responsabilità per l'ambiente minacciato e per le fasce sociali più deboli.

2. La situazione ecclesiale

All'attività pastorale fa fronte una progressiva secolarizzazione. La religione perde la sua influenza in molti ambiti del pensiero e dell'agire, sorgono nuove sette e concezioni esoteriche. Aumentano i matrimoni civili, i divorzi e le convivenze. All'interno della Chiesa si è attuato un cambiamento gigantesco ai fini di un rinnovamento, cambiamento provocato dal Concilio Vaticano Il, applicato alla nostra situazione particolare dal sinodo diocesano del 1970-73, visibile nel rafforzamento del principio della corresponsabilità di tutti nella Chiesa. Un notevole mutamento si verifica in diocesi anche grazie al cambiamento della qualità e del numero dei collaboratori: il numero dei sacerdoti e dei religiosi è fortemente diminuito, mentre un nutrito numero di collaboratori e collaboratrici laici è entrato a servizio dell'attività pastorale. Le istanze e gli impulsi della Chiesa universale trovano in diocesi riscontro e attuazione.

IV. Gli aspetti fondamentali del presente ordinamento

1. La vita spirituale nella sequela di Cristo (spiritualità)

La sequela di Cristo non si fonda sulla decisione personale dell'uomo, ma nella chiamata di Cristo all'uomo: "Seguimi". Quindi l'iniziativa viene da Gesù Cristo. Chi è chiamato risponde con una progressiva, ma radicale conversione, con l'unione stretta alla persona di Gesù con la disponibilità a partecipare alla sua missione nel ministero sacerdotale. L'unione alla persona di Gesù si realizza nell'incontro con la sua Parola e nel servizio alla Chiesa, suo mistico Corpo. Infine sequela di Cristo significa venire accolti in una comunità di discepoli che sostiene la vita del singolo e corrobora la sua testimonianza, e le cui caratteristiche sono soprattutto la disponibilità al servizio reciproco (Mc 9,35) e al perdono (Mt 21,25). Il sacerdote diocesano sviluppa la sua vocazione battesimale nel ministero presbiterale, sperimentando, nel mentre porta Cristo agli uomini, gioia e pienezza di vita. Nelle esposizioni che seguono si vogliono indicare le implicazioni più specifiche della sequela di Cristo in riferimento alla spiritualità sacerdotale.

1.1 Liturgia e preghiera
Nelle liturgie comunitarie (eucarestia, liturgia delle ore, adorazione, liturgia della parola, funzioni) celebriamo la nostra fede. Esse sono espressione di comunione e di fraternità. Centro della vita spirituale è la celebrazione eucaristica. In essa facciamo memoria della morte e resurrezione del Signore e compiamo il suo stesso mandato. L'eucarestia ci fonda e ei rafforza come popolo di Dio, guidato dalla parola e corroborato dal pane di vita. La partecipazione regolare alla celebrazione eucaristica segno della fedeltà quotidiana a Gesù e della instancabile ricerca di Lui. La domenica dovrebbe essere giorno di serenità e di riposo, giorno di gioia e di speranza date dal Risorto. Al suo centro c'è l'eucarestia. Vivere insieme questa giornata può servire all'incontro tra le persone e ad una sensata distensione. La liturgia delle ore unisce la Chiesa nella meditazione di salmi, di altri testi biblici e di riflessioni tratte dal tesoro della tradizione della Chiesa. Risulta perciò particolarmente importante lo sforzo teso ad un approccio personale a questa forma di preghiera. Essa santifica la giornata dando al ritmo giornaliero una struttura ed un senso profondo. All'ordinazione diaconale è legato l'obbligo della preghiera delle ore. Alla liturgia e alla preghiera comunitaria si aggiunge la cura della preghiera personale come ascolto e meditazione della parola di Dio e come colloquio con Dio sulla propria vita, la confidenza con i santi, in particolare con Maria, la Madre del Signore. Nella sequela di Gesù la conversione e la fede nella riconciliazione con Dio trovano espressione soprattutto nelle liturgie penitenziali e nel sacramento della riconciliazione. L'autenticità della conversione si dimostra in particolare nei rapporti all'interno della comunità.

1.2 Formazione spirituale e suo approfondimento
Lo studio della teologia richiede il confronto e l'interiorizzazione personali. Solo in questo modo può contribuire (passando anche per la crisi dei modelli e delle concezioni di fede finora acquisiti) a chiarire, maturare ed arricchire la fede personale. La formazione spirituale deve saper unire questi due elementi: la riflessione teologica seria e la prassi di fede nella preghiera e nell'azione quotidiana. Della formazione spirituale e del suo approfondimento fanno parte anche gli esercizi annuali e i ritiri mensili. Quale occasione di incontro personale con Dio, essi servono all'orientamento spirituale, all'approfondimento della fede e al discernimento vocazionale.

1.3 I consigli evangelici
Il seminario è un luogo di apprendimento di una cultura di vita improntata ai consigli evangelici come Gesù stesso li ha vissuti.

1.3.1 La povertà
La vita secondo il vangelo richiede lo spirito di povertà. Progressivamente esso abilita ad assumere un giusto atteggiamento di libertà e di autodominio nei confronti del denaro e del possesso, a porsi al servizio dei poveri e dei piccoli e a dare una testimonianza di povertà e si solidarietà con i poveri mediante uno stile di vita semplice. Come segno di distacco verso i beni terreni, lo spirito di povertà esprime la dedizione a Dio e al suo Regno.

1.3.2 Il celibato
La vita secondo il vangelo richiede lo spirito di castità che per i candidati al sacerdozio include la chiamata al celibato per il regno di Dio con la specifica donazione a Cristo e alla Chiesa. Perché la decisione per il dono di sé nel celibato sia veramente libera, il candidato deve essere in grado di riconoscere, con tutto il rispetto per il matrimonio, il valore evangelico del celibato; deve essere veramente libero dal punto di vista psicologico e aver raggiunto quel grado di maturazione affettiva che gli permetta di vedere e di vivere il celibato come via di realizzazione della persona (cfr. i passaggi al riguardo al punto IV.2.1.). Come aiuto nel processo di maturazione affettiva è da prendere in considerazione il contributo delle scienze umane, sia nella forma dell'informazione che nella forma della consulenza.

1.3.3 L'obbedienza
La vita secondo il vangelo richiede lo spirito dell'obbedienza. La vita di Gesù stata segnata dall'ascolto della volontà del Padre. In questo si fonda e trova il suo limite anche l'obbedienza ecclesiale. In questo senso la vita nella comunità del seminario deve essere anche un esercitarsi nell'atteggiamento dell'obbedienza che il seminarista prometterà al Vescovo nell'ordinazione presbiterale: come disponibilità al servizio nella diocesi. Tale obbedienza vale contemporaneamente nei confronti del Papa; mediante essa il servizio ecclesiale del sacerdote viene inserito nell'universalità della missione pastorale della Chiesa.

2. La vita nella comunità dei discepoli

2.1 Comunità e sviluppo della personalità
2.1.1 Vivere e sperimentare la comunità
I candidati che vivono in seminario formano e sono una comunità. Essa si rende possibile mediante l'impegno di tutti. Ci deve essere spazio per momenti comunitari e per aggregazioni in piccoli gruppi che perseguono scopi specifici. Le diverse feste che vengono organizzate e gestite dalla comunità del Seminario sono importanti per la comunità stessa (per esempio le feste nel corso dell'anno liturgico, ordinazioni, compleanni e onomastici, domeniche di comunità, gioco e sport). La presenza di più culture rappresenta una singolare sfida e nello stesso tempo un'occasione per esercitarsi nella comprensione reciproca e per arricchirsi dal punto di vista culturale e umano. 2.1.2 Servizi La comunità del Seminario può crescere solo se ogni suo membro è disposto a mettere a suo servizio le proprie capacità. Rientra in questo atteggiamento anche la disponibilità a incontrarsi per discutere programmi, progetti, iniziative e problemi comuni.

2.1.2 Servizi
La comunità del Seminario può crescere solo se ogni suo membro è disposto a mettere a suo servizio le proprie capacità. Rientra in questo atteggiamento anche la disponibilità a incontrarsi per discutere programmi, progetti, iniziative e problemi comuni.

2.1.3 Lo stile dei rapporti
Nella comunità vista nel suo insieme, nei singoli gruppi e nell'ambito individuale deve aver luogo un esercizio al futuro servizio tenendo debito conto dei carismi di ciascuno. Ciò richiede un certo stile nei rapporti reciproci, contrassegnato dallo sforzo di sviluppare quei doni che ci vengono donati nel battesimo, nella cresima e nell'eucarestia: il perdonare; la disponibilità a superare fruttuosamente i conflitti; il riconoscimento reciproco; l'ascolto e il dialogo responsabile, aperto e sincero; la fiducia; la rinuncia e la donazione; la capacità di chiedere e di ringraziare; la correzione fraterna; la capacità di migliorarsi, la tolleranza e la disponibilità alla pace; la cooperazione, ecc.

2.1.4 Maturità affettiva
Per la maturità richiesta sono necessari una percezione e una accettazione consapevole della propria sessualità e un confronto sereno e aperto con la stessa. Alla comunità del seminario incombe un ruolo importante a servizio della maturazione affettiva dei candidati. Se l'atmosfera generale è amichevole, ottimista, libera, aperta al dialogo e all'accoglienza dell'altro, ciò rende possibile a ciascuno di sviluppare la propria affettività e di esprimere le proprie difficoltà. Vi si aggiungono le relazioni sociali verso l'esterno, che permettono non solo un rapporto umano libero, ma anche uno sviluppo della personalità aperto ed equilibrato. Si deve fare attenzione che l'amicizia autentica non renda dipendenti, ma conduca alla libertà. In un tale clima dovrebbe essere inoltre possibile dialogare sulle crisi che i singoli devono affrontare e rendere cosi efficace la solidarietà della comunità ai fini del superamento delle stesse.

2.1.5 Collaboratrici e collaboratori in seminario
I seminaristi incontrino con attenzione, gratitudine e rispetto le altre persone che vivono in seminario o vengono in seminario e che lavorano per il seminario e per i seminaristi.

2.1.6 Apertura verso l'esterno
La comunità del seminario è aperta verso l'esterno: ciò si esprime tra il resto nei rapporti con gli studenti laici di teologia, con altri studenti, con altri seminaristi, con la Chiesa locale e universale, con cristiani di altra confessione e con la missione e anche nell'impegno dell'ospitalità. Inoltre è importante il contatto con la famiglia e con la comunità d'origine. Tale apertura favorisce l'arricchimento reciproco e lo sviluppo di un atteggiamento autocritico.

2.1.7 Spazio per il silenzio - Spazio per Dio
Come la cura della vita comunitaria, così d'altro canto anche lo stare soli e il mantenimento di momenti di silenzio sono irriducibili. La cura del rapporto con Dio ha bisogno di silenzio e di concentrazione; lo stare soli previene il pericolo dell'eccessivo attivismo e dello scomparire nella comunità e favorisce lo sviluppo della propria singolarità e la crescita della personalità.

2.2 L'accompagnamento spirituale
Per quanto la sequela di Cristo sia qualcosa di strettamente personale, in ultima istanza indipendente da comandi e desideri altrui, tuttavia per la sua maturazione essa abbisogna di un prudente accompagnamento spirituale. Per questo motivo ogni seminarista è tenuto a scegliersi fin dal primo anno un direttore spirituale. Questi deve essere consigliere e compagno nella ricerca e nel progresso spirituale. Nel colloquio regolare e fiducioso egli aiuta e incoraggia nell'ordinare le idee, nel chiarire le questioni che si presentano e nel fissare individualmente priorità e scadenze regolari per la vita spirituale.

2.3 La diaconia
Gesù non è passato disinteressato di fronte ai bisogni degli uomini, ma ha coltivato la comunione con gli emarginati ed ha annunciato ai poveri la buona notizia. Creare comunione e impegnarsi per la giustizia richiede sensibilità e attenzione per la situazione in Seminario, nel mondo e presso i contemporanei. Attenzione particolare va ai bisogni dei poveri.

2.4 Essere Chiesa insieme
La fede cristiana ha sempre una conformazione ecclesiale. La vocazione al presbiterato è essenzialmente un servizio ecclesiale, un servizio all'interno del popolo di Dio per la vita del mondo. Esso si ancora mediante una identificazione di fede con la Chiesa. Come Gesù anche la Chiesa vive nella tensione tra l'attenzione agli uomini e la necessaria denuncia delle situazioni di ingiustizia. Fiduciosa in Lui, essa attende nella speranza il compimento della creazione.

2.5 Introduzione alla vita della Chiesa locale
I seminaristi devono venire introdotti nelle particolari condizioni della diocesi, affinché conoscano la sua situazione e le sue esigenze e vivano un'autentica solidarietà con essa. I contatti e gli incontri con le persone e la società svilupperanno il senso critico e di solidarietà necessari ai futuri sacerdoti per essere collaboratori di Dio nel mondo d'oggi. In particolare si dovrà lavorare per sviluppare la sensibilità per la situazione della diocesi trilingue e per i problemi di una società improntata al turismo e ai servizi.

3. Formazione teologica e abilitazione pastorale

Lo studio della teologia presso lo Studio Teologico Accademico di Bressanone serve alla formazione scientifica nelle discipline della teologia e della filosofia. In parte esso viene completato presso lo Studio Teologico Accademico mediante una formazione pratica per l'abilitazione pastorale e per un'altra parte è da completare da parte dei seminaristi mediante attività pratiche da loro stessi scelte. La teologia, essendo un parlare umano su Dio, diviene credibile solo quando l'uomo vi si ritrova con la sua esperienza personale. Essa richiede un ascolto attento delle preoccupazioni, dei bisogni e delle gioie degli uomini. Il suo scopo ultimo non è un parlare di Dio, ma un parlare amorevole con Dio.

3.1 Il biennio inferiore di studi
3.1.1 Formazione teologica

I contenuti delle singole discipline trasmessi nei primi 4 semestri prendono orientamento dal Piano di Studi. Oltre alla interiorizzazione del sapere, in questa fase si devono raggiungere; - una prima capacità riflessiva sulla fede personale ed ecclesiale affidabile dal punto di vista scientifico; - un orientamento fondamentale riguardo al senso e alla struttura dello studio della teologia; - la conoscenza degli strumenti metodologici per lo studio della teologia e di diverse modalità di studio individuale e collettivo.

3.1.2 Abilitazione pastorale
I primi passi della formazione pastorale sono: - la conoscenza dei diversi ambiti pastorali, la preparazione e riflessione successiva delle attività pratiche; - la conoscenza degli elementi e delle norme fondamentali della liturgia della Chiesa, unitamente allo sforzo di mettere in sintonia la vita con la liturgia; - la sensibilizzazione per l'aspetto linguistico e musicale, la formazione della voce e gli elementi fondamentali della retorica; - l'esercitazione nella comunicazione e un primo approccio al dialogo di consulenza con i singoli e in gruppo; - il contatto e lo scambio con coetanei e gruppi da fuori del seminario; - l'interesse vivo per la vita politica e culturale l'ampliamento del bagaglio di cultura generale.

3.2 L'anno esterno (normalmente il 3. anno)
3.2.1 Formazione teologica:

I contenuti e le finalità dello studio della teologia vengono definiti essenzialmente dall'Ordinamento degli Studi. Istanze particolari all'inizio del secondo ciclo di studi sono: - l'approccio alle diverse discipline teologiche con un primo sforzo di creare centri d'interesse specifico all'interno delle stesse; - l'apertura per le peculiarità che il luogo di studi scelto offre in ordine alla formazione teologica.

3.2.2 Abilitazione pastorale
Questa fase offre l'occasione specifica di prendere contatto, per iniziativa propria, con una comunità del luogo di studi, per esempio mediante: - la collaborazione nella liturgia comunitaria ed i suoi gruppi; - la collaborazione nella catechesi parrocchiale; - il sostegno e l'accompagnamento di iniziative e gruppi socio-caritativi; - il contatto e la collaborazione nella pastorale universitaria. .

3.3 Il ciclo superiore di studi
3.3.1 Formazione teologica

Questo ciclo costituisce la parte centrale della formazione teologica. Si tratta soprattutto di acquisire una conoscenza fondata delle discipline teologiche e di ottenere contemporaneamente un'intelligenza delle loro intime connessioni. L'alunno dovrà ottenere dimestichezza con la dottrina della Chiesa, conoscere e saper giudicare le diverse correnti teologiche e scoprire il nucleo fondamentale della teologia e della vita personale di fede. Stabilendo delle priorità nello studio teologico acquisirà conoscenze e capacità che lo aiuteranno a lavorare e a vagliare criticamente in maniera più autonoma.

3.3.2 Abilitazione pastorale
Rientra nella formazione del secondo ciclo di studi anche una qualificazione teologico-pastorale di base sugli aspetti principali del ministero sacerdotale e l'introduzione allo svolgimento degli stessi, tra cui soprattutto: - le prime esperienze di predicazione; - l'esercizio nell'uso dei mass-media; - il colloquio di direzione spirituale; - la riflessione sulle esperienze pastorali in ordine alle loro implicazioni antropologiche e teologiche.

3.4 L'anno pastorale (6. anno)
3.4.1 Formazione teologica

Nel contesto delle prime esperienze pastorali e della preparazione più diretta all'ordinazione presbiterale, la formazione teologica si sforzerà soprattutto di: - mantenere il contatto con la teologia sistematica; - far fruttare la tradizione e l'esperienza di fede della Chiesa nell'azione pastorale, osservando un criterio teologicamente fondato; - approfondire la comprensione teologica del sacramento dell'ordine sacro. Contribuiranno a questo scopo l'elaborazione di alcune tematiche dal punto di vista teologico; l'elaborazione di tematiche teologiche in riferimento a modelli pedagogici e omiletici; la lettura di riviste e di opere teologiche rilevanti.

3.4.2 Abilitazione pastorale
Aspetto centrale di questa fase è l'introduzione al ministero dell'annuncio, della liturgia e della diaconia, come esercitati dal diacono e dal presbitero. L'anno pastorale prepara gli alunni mediante: - lezioni ed esercitazioni connesse all'esperienza pastorale; - l'introduzione al ministero della presidenza nelle azioni liturgiche; - l'introduzione al ministero della riconciliazione; - l'esercitazione pedagogica ed omiletica; - la preparazione della cura d'anime di singoli e di gruppi (per esempio colloqui di preparazione al battesimo, al matrimonio, di direzione spirituale); - la conoscenza della situazione pastorale della diocesi. Nel corso dell'introduzione a questi ministeri fondamentali si integreranno a vicenda la riflessione teorica e l'impegno pratico. L'esperienza pastorale è un elemento importante di questa fase. Essa dovrà essere preparata, accompagnata e valutata adeguatamente dalla direzione del Seminario, dai professori e dai parroci presso i quali i candidati svolgono la loro esperienza. I parroci verranno scelti ed introdotti a questo compito con cura particolare. Nell'esperienza pastorale rientrano i seguenti compiti: - la partecipazione regolare e responsabile alla preparazione, all'attuazione e alla valutazione delle azioni liturgiche; - la preparazione, attuazione e valutazione delle prediche, la preparazione e attuazione di alcune unità didattiche nell'ambito dell'insegnamento della religione e della catechesi parrocchiale, soprattutto nella preparazione ai sacramenti; - la collaborazione prolungata e responsabile in un gruppo (per es. gruppo giovanile, gruppo familiare, comitato esecutivo del CPP); - l'attività in ambito socio-caritativo; - la collaborazione nella pastorale degli ammalati e degli anziani; - la partecipazione alla programmazione dell'attività pastorale.

4. Il Seminario Maggiore come luogo di discernimento vocazionale

Per il singolo candidato che entra nel Seminario maggiore, questo deve essere il luogo dove poter chiarificare, sviluppare e corroborare la propria vocazione personale. Questo processo avviene in diverse fasi.

4.1 L'ingresso nel Seminario Maggiore
Condizione preliminare per l'ingresso in Seminario è la decisione consapevole anche se non definitiva - per il presbiterato. In occasione del colloquio d'ammissione si deve chiarire se il candidato abbia preso detta decisione. Aiutato dai suoi collaboratori, il Rettore prima dell'ammissione del candidato deve formarsi un giudizio sulla sua idoneità. Si devono per questo prendere in considerazione le qualità umane e morali, le doti intellettuali, la maturazione spirituale, come pure la capacità di comunicazione e di collaborazione. Si prenderà in esame anche lo stato di salute fisico e psichico attraverso esperti. Soprattutto si deve aiutare il candidato a riflettere seriamente e sinceramente davanti a Dio per verificare le motivazioni che lo spingono ad abbracciare il ministero presbiterale. Prima dell'ammissione di un candidato proveniente da un altro seminario o da un istituto religioso si richiederà una relazione dettagliata sullo stesso dai suoi precedenti superiori. Tutti i nuovi iscritti prendono parte alla settimana di preparazione organizzata a questo scopo. Questa persegue la finalità di permettere un primo confronto di ampio respiro con problemi riguardanti la vocazione, la visione della Chiesa e del sacerdozio, la vita del Seminario e la vita da sacerdote. Inoltre vengono offerti opportuni aiuti per un approccio più facile alla vita di Seminario nel primo anno.

4.2 L'accompagnamento
Il Seminario maggiore deve essere per il singolo un luogo dove sviluppare la propria personalità: la maturazione accompagnata in maniera individuale, - nel confronto con la comunità, con il direttore spirituale, con i responsabili del Seminario - dovrà contribuire a discernere lentamente la vocazione al sacerdozio ministeriale. A questo scopo è necessaria una ampia identificazione con la Chiesa. Il confronto con la propria storia, di vita e di fede, con il proprio stile di vita, i problemi personali, l'ambiente sociale e le questioni urgenti del nostro tempo e l'intervento sulle proprie capacità e sui propri limiti costituiscono la base di una decisione responsabile. Contribuiscono a questo processo di discernimento colloqui regolari con gli educatori del Seminario.

4.3 L'anno esterno
A conclusione del ciclo inferiore di studi pare opportuno trascorrere il terzo anno di formazione in un'altra sede di studi oppure, in certi casi, svolgendo un'attività pastorale. Questa decisione viene presa in accordo con il Rettore e dietro consultazione del Decano dello Studio Teologico Accademico. Elementi specifici di questa fase potranno essere il distacco dallo stile di vita consueto, l'impostazione autonoma della giornata, la capacità di restare soli e la riflessione sui passi della propria maturazione vocazionale. Rappresentando l'anno esterno un forte taglio nel periodo di formazione, la decisione di tornare in Seminario diventa un passo importante nel discernimento vocazionale. L'anno esterno deve essere adeguatamente preparato, accompagnato e valutato.

4.4 Conferimento dei ministeri, ammissione, ordinazione
I diversi passi di discernimento della vocazione all'interno dell'itinerario di formazione e di preparazione al presbiterato trovano espressione nel conferimento dei ministeri, nell'ammissione, nell'ordinazione diaconale e presbiterale. Il conferimento dei ministeri di lettore e di accolito esprime la responsabilità per l'annuncio della Parola e per il servizio alla comunità che celebra l'Eucarestia. Con l'ammissione l'alunno viene accolto tra i candidati al presbiterato. Essa è espressione della decisione personale per il ministero presbiterale e dell'accettazione di essa da parte del Vescovo. L'ordinazione a presbitero è il sacramento con il quale Dio suggella la chiamata al ministero sacerdotale e trasmette a questo scopo una grazia particolare. Per il candidato essa esprime la sua disponibilità a questo servizio nella Chiesa. L'ammissione tra i candidati e le ordinazioni vengono precedute da uno scrutinio, il quale riveste particolare importanza. Oggetto del colloquio è la maturità umana, teologica, spirituale e pastorale del candidato. L'ordinazione diaconale avviene normalmente dopo il conseguimento del Diploma di teologia presso lo Studio Teologico Accademico, l'ordinazione presbiterale dopo aver assolto l'anno pastorale e aver superato l'esame di Cura. Gli esercizi rappresentano un ultimo aiuto al discernimento e sono una preparazione indispensabile all'ordinazione.

4.5 L'abbandono del Seminario Maggiore
Il processo di discernimento vocazionale può portare il seminarista ad abbandonare di propria volontà il Seminario, oppure può consigliare ai responsabili del Seminario a giudicarlo inadatto al ministero presbiterale. In questo secondo caso il rettore glielo comunicherà immediatamente e lo aiuterà a trovare un'altro itinerario di vita. Potrà essere opportuno chiedersi quale significato abbia avuto per la vita passata e futura l'esperienza di Seminario.

4.6 L'anno pastorale
L'anno pastorale aiuterà i diaconi nel passaggio dallo studio alla vita pastorale e contribuirà ad andare incontro alle esigenze che la pastorale stessa pone. L'accompagnamento da parte del parroco della parrocchia dove l'alunno opera e la riflessione all'interno del gruppo degli alunni stessi permetteranno una familiarizzazione con la pastorale ed eviteranno eccessi di impegno. L'anno pastorale è strutturato come corso presso lo Studio Teologico Accademico. Con la conclusione dell'anno pastorale e l'ordinazione presbiterale si conclude la formazione nel Seminario.

5. I responsabili nel Seminario e nella diocesi

5.1 I seminaristi
La prima responsabilità per la crescita umana, spirituale e teologica è dei seminaristi stessi. Il chiamato esprime la consapevolezza che la vocazione al ministero presbiterale è dono di Dio prendendo Cristo come maestro e modello e lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio.

5.2 La direzione Seminario
5.2.1 Il vescovo diocesano

Il vescovo diocesano è il responsabile ultima del Seminario (cfr. can. 263).

5.2.2. I superiori in genere
Sono Superiori del Seminario il Rettore, il Padre spirituale ed eventualmente altri collaboratori cui vengono affidati incarichi particolari e che operano in accordo con la direzione del Seminario. Essi svolgono il loro servizio su incarico del Vescovo e sotto la sua responsabilità. I Superiori terranno colloqui regolari per coordinare l'attività comune, discutere i problemi emergenti in Seminario e favorire tutto ciò che serva alla formazione dei seminaristi. Rientrano tra i compiti più generali dei Superiori: - la celebrazione dell'Eucarestia ed altre celebrazioni in Seminario; - la conduzione di colloqui con singoli e gruppi; - l'offerta di aiuto per la crescita umana e spirituale; - l'aiuto e la consulenza per lo studio, se risulti necessario; - la visita ai seminaristi nel corso dell'anno esterno

5.2.3 Il rettore
È compito del Rettore orientare e dirigere il Seminario conformemente a questo ordinamento. Ricade sotto la specifica responsabilità del Rettore: - dirimere le questioni di organizzazione e di ordine in Seminario; - decidere sull'ammissione e la dimissione dei candidati; - preparare e moderare lo scrutinio, così pure esprimere voti al Vescovo riguardo all'ammissione dei candidati al diaconato e al presbiterato; - mantenere le relazioni con il Vescovo e il presbiterio; - mantenere le relazioni con lo Studio Teologico Accademico; - rappresentare ufficialmente il Seminario.

5.2.4 Il Padre spirituale
Il Padre spirituale accompagna ed aiuta i seminaristi nel loro sforzo di camminare alla sequela di Cristo e di vivere in comunione, nella loro ricerca di un itinerario spirituale proprio e nel discernimento vocazionale. Si deve garantire in ogni modo la sua totale discrezione. Rientrano tra i suoi compiti specifici: - introdurre i seminaristi alla spiritualità, particolarmente del sacerdote diocesano; - introdurre i seminaristi nelle diverse forme di pietà e nell'esercizio del discernimento degli spiriti; - proporre la direzione spirituale; - amministrare il sacramento della penitenza e offrire l'occasione di colloqui penitenziali; - aiutare gli alunni nel discernimento spirituale in ordine al ministero presbiterale e allo stile di vita casto; - favorire la maturazione cristiana della personalità e accompagnare gli alunni nei momenti di crisi

5.2.5 Altri collaboratori dei Superiori
In base alle esigenze degli alunni e sentendo il Rettore e il Padre spirituale, il Vescovo nomina uno o più collaboratori, che sono a disposizione dei seminaristi per questioni inerenti al Seminario. 5.3 La comunità della casa Cfr. sopra IV.2.1. Tutte le questioni importanti inerenti alla vita in Seminario vengono sottoposte all'assemblea dei seminaristi e dei Superiori e, se necessario, in questa sede discusse e stabilite. Quindi è importante che i rapporti tra direzione del Seminario e seminaristi non si basino sulla sola autorità ma anche sulla comprensione e sulla collaborazione reciproche.
5.4 Il collegio dei Professori
I membri del collegio dei Professori dello Studio Teologico Accademico sono coeducatori in senso proprio anche nel Seminario maggiore. Essi svolgono questo compito in unità con il Vescovo. Nel loro insegnamento essi non trasmetteranno solo il sapere scientifico, ma favoriranno anche la vita spirituale. Incontri e riunioni tra di loro possono rappresentare un aiuto in questo senso. I momenti ufficiali, nei quali i membri del collegio dei Professori attuano la loro corresponsabilità nell'itinerario di formazione dei candidati al presbiterato sono l'insegnamento e lo scrutinio, durante il quale alla presenza del Vescovo essi si scambiano le rispettive opinioni sulla idoneità e meno di ogni singolo seminarista al ministero presbiterale.

5.5 La comunità del presbiterio diocesano
Il presbiterio della diocesi partecipa alla responsabilità del Vescovo per il Seminario. I sacerdoti esprimono la loro solidarietà e corresponsabilità dando la propria disponibilità alla direzione spirituale, invitando i seminaristi nelle parrocchie, mantenendo i contatti con la direzione del Seminario e visitando il Seminario stesso. Una forma particolarmente importante di corresponsabilità per la formazione dei futuri sacerdoti viene rappresentata dall'accompagnamento dei diaconi nel corso dell'anno pastorale.

5.6 I fedeli della diocesi
Il Seminario maggiore è un luogo determinante per la vita della diocesi, dato che qui si preparano al proprio servizio in diocesi i futuri sacerdoti. Per questo motivo tutta la diocesi si sente unita al Seminario. Essa dimostra questo suo legame e la sua corresponsabilità soprattutto accompagnando con benevolo interesse la vita in Seminario e pregando, sostenendo e facendo conoscere il Seminario. È dunque compito delle famiglie, delle parrocchie, degli insegnanti di religione, delle associazioni, dei gruppi di adulti e di giovani, riflettere continuamente il problema delle vocazioni alla vita consacrata e tenere vivo l'interesse per esse mediante la distribuzione di materiale informativo, mediante la meditazione sulla Parola di Dio, mediante i contatti personali e la preghiera. A livello diocesano si prende cura di questa istanza in modo particolare la commissione per le vacazioni.

Bressanone, 10 Marzo 1990
† Wilhelm Egger
Vescovo
 


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